HomeAgritechBruciatura delle stoppie agricole e incendi: norme, rischi e soluzioni

Bruciatura delle stoppie agricole e incendi: norme, rischi e soluzioni

La bruciatura delle stoppie agricole aumenta il rischio incendi. Norme PAC, deroghe regionali e tecnologie per prevenire i danni ambientali.

Bruciatura delle stoppie: terre bruciate, ma senza PAC

Come accade ancora in molte regioni del sud Italia, la pratica della bruciatura delle stoppie è consentita grazie a delle deroghe alla normativa regionale vigente. Questa obsoleta pratica è stata concausa dei numerosi incendi che hanno interessato colture agricole (vigneti, oliveti, seminativi, frutteti) e strutture produttive documentabili dalla cronaca locale, minacciando i cosiddetti “serbatoi di carbonio” (boschi e macchia mediterranea) sempre più esposti al rischio incendi. Effetti che demarcano una linea di confine molto sottile tra colpa e dolo, con una normativa nazionale forse da migliorare, soprattutto in materia di prevenzione”.

Così apriva l’articolo “Terre bruciate”  scritto il 29 gennaio 2024 per GeoSmartMagazine https://geosmartmagazine.it/2024/01/29/terre-bruciate-open-data-ai-per-combattere-incendi/ in cui si analizzava come le moderne tecnologie – anche grazie al telerilevamento e all’intelligenza artificiale – potevano contrastare, o per lo meno, mitigare gli incendi, molti dei quali causati dalla cosiddetta “bruciatura delle stoppie di origine agricola”.

Aironi in fuga e flotte di droni 

A distanza di più di un anno le cose non sono molto cambiate: si continua a ragionare in un contesto emergenziale senza una preventiva politica di avvistamento a terra con uomini e mezzi dotati delle migliori tecnologie disponibili. Qualcuno a inizio stagione aveva annunciato l’utilizzo di flotte di droni, ma gli unici “volatili” avvistati, purtroppo, sono stati aironi in fuga dai boschi igrofili e macchia mediterranea che bruciavano senza pietà. Si continua a delegare alla preziosa opera del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ai costosissimi Canadair, a quel volontariato della Protezione Civile che sovente, a causa di una riforma molto discutibile che ha introdotto il principio del “grande evento” (dalla proclamazione del nuovo Papa alle sagre di paese) viene utilizzato, forse in maniera abusata, a presidiare i “cancelli” della viabilità urbana, mescolandoli con la pubblica sicurezza. Tutto questo accade mentre gli incendi divampano ovunque, per mano di piromani, per disattenzione, o per la mancata o la non conforme realizzazione delle “precese” per quei campi a semina che preferiscono bruciare le stoppie dopo il raccolto.

Le buone pratiche agricole

Si chiamano BCAA (Buone Condizioni Agronomiche e Ambientali) che gli agricoltori devono rispettare per beneficiare dei pagamenti della PAC (Politica Agricola Comune) che, in sintesi, mirano alla protezione dei suoli, l’acqua, l’aria, il paesaggio e la biodiversità nonché a ridurre l’erosione degli stessi suoli preservandone la fertilità. Ma c’è una particolarità che forse a molti è sfuggita: la BCCA 3 vieta la combustione delle stoppie di origine agricola a garanzia della sostanza organica e della struttura del suolo (tessitura). Come sempre esistono possibili deroghe di facoltà delle Regioni e delle Provincie autonome che possono stabilire periodi di tempo in cui il divieto non si applica, suddividendo il territorio in aree, in base alle condizioni agro-pedoclimatiche e geomorfologiche. Il motivo? Emergenza fitosanitaria certificata da uno specifico organo dopo attente analisi in laboratorio da parte del richiedente. [fonte: https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/qanda_24_1494]

Il catasto della bruciatura delle stoppie

Ogni regione ha una propria legge deroga sull’obsoleta pratica che garantisce tempi, modalità e prescrizioni da adottare se si “decide di dar fuoco” al proprio campo di grano, mais, orzo, ecc.., dopo la ovvia raccolta (ma purtroppo ci sono stati casi di incendi dolosi/colposi pre-raccolta). Salvo eventuali ed ipotetiche emergenze fitosanitarie, sempre da documentare con analisi di laboratorio, sarebbe opportuno incrociare i dati di quei richiedenti agricoltori beneficiari delle PAC e delle richieste autorizzative agli organi preposti per procedere alla bruciatura delle stoppie, onde evitare in futuro la restituzione di ingenti somme da parte degli agricoltori che potrebbe sfociare in una protesta dei trattori a Bruxelles.

Esempio elaborazione satellitare “Analisi bruciatura stoppie nelle aree agricole coltivate a seminativo”.
Esempio elaborazione satellitare “Analisi bruciatura stoppie nelle aree agricole coltivate a seminativo”.

Articolo di Vito L’Erario

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