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Comunità sostenibili: energia da mettere in comune

Le Comunità energetiche rinnovabili (REC) sono state normate dal Milleproroghe 2020 per promuoverne la diffusione e attivare progetti di autoconsumo collettivo di energia da fonti sostenibili e rinnovabili, trasformando il “consumer” in “prosumer”.

La tendenza verso l’elettrificazione dei veicoli rende il mondo dei trasporti sempre più interconnesso e interdipendente con le reti energetiche, funzionale a dare soluzioni all’emergenza climatica, alle esigenze di miglioramento della qualità dell’aria e rispettare i dettami dell’economia circolare e della sostenibilità.

Comunità sostenibili: le tre “R”

Alla base troviamo le “3 R” della sostenibilità:
Riduzione dei consumi energetici e delle emissioni; Riciclo dei veicoli e delle sue componenti; Riuso dei veicoli.

A questi principi si ispira la proposta, partita dall’Università di Salerno, brevettata e portata avanti dal partenariato eProInn, Mecaprom, Solbian e Landi, nell’ambito di un progetto europeo LIFE-SAVE.

SAVE (Solar Aided Vehicle Electrification) è una modifica che può essere effettuata nei veicoli a trazione anteriore, inserendo nelle ruote posteriori due motori elettrici che trasformano l’auto in una 4×4 a trazione ibrida.

I motori elettrici sono alimentati da una batteria al litio che può essere ricaricata da pannelli solari, dal veicolo stesso (durante le frenate o le discese) o dalla rete (opzione Plug-In).

Un sistema di controllo pilota i motori elettrici in base alle richieste del guidatore e dello stato di carica della batteria.

Ecco i motivi per cui l’ibrido sarebbe più efficace rispetto all’elettrico nella riduzione delle emissioni di CO2:

  1. Occorrerebbe una crescita notevole della produzione elettrica ottenuta da fonte rinnovabile (altrimenti si vanificherebbe l’obiettivo);
  2. La potenza di ricarica delle batterie è ancora troppo bassa, rispetto ai tempi offerti dai veicoli a motore;
  3. L’attuale rete elettrica andrebbe in crisi dal ricorso generalizzato alla ricarica dei veicoli elettrici, prima degli adeguamenti della struttura di rete e della “filosofia” (Smart-Grid).

Anche una transizione di massa all’ibrido avrebbe come contraltare una prematura rottamazione della flotta circolante, con la dissipazione del patrimonio di energia e delle emissioni spese nella sua costruzione.

Le conversioni della comunità

Convertire una flotta di auto in veicoli ibridi-solari nell’ambito di una “Comunità energetica” offre opportunità in più.

  • Riduzione di consumi di combustibile e di emissioni inquinanti;
  • Riuso di mezzi ancora in buone condizioni, riduzione di consumi energetici e CO2;
  • Accesso alle ZTL;
  • Migliori prestazioni;
  • Risparmio economico per gli acquirenti nel processo di acquisto
  • Possibili economie di scala, con gruppi di acquisto, per la conversione delle auto;
  • possibilità di utilizzare l’energia elettrica auto-prodotta per le ricariche (plug-in);
  • possibilità di riversare in rete i surplus energetici presi dai pannelli fotovoltaici installati sulle auto, secondo il protocollo Vehicle to Grid (V2G);
  • trasformazione delle auto attraverso la creazione di officine per la riconversione e manutenzione, con un sostegno all’occupazione qualificata.

(Autore: Prof. Gianfranco Rizzo Università di Salerno e membro del comitato scientifico della Fondazione Ampioraggio)

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