HomeGeoMaster GeoAI: Guido Giordano alla Conferenza Esri Italia 2026

Master GeoAI: Guido Giordano alla Conferenza Esri Italia 2026

Nella nuova puntata di “Un Boss in Salotto”, il vodcast ideato, curato e prodotto da GeoSmart Magazine, ci siamo seduti insieme a un ospite d’eccezione: il professor Guido Giordano, professore ordinario di vulcanologia all’Università Roma Tre e ideatore, nonché direttore, del Master di secondo livello in GeoAI. Un incontro speciale anche dal punto di vista personale, perché il professor Giordano è stato docente universitario proprio di chi ha realizzato l’intervista, che ha avuto il piacere di ritrovarlo sulle poltrone del nostro salotto. Con lui abbiamo ripercorso la nascita del Master GeoAI, le competenze che offre a chi lo frequenta e, per finire, un ricordo di carriera che racconta meglio di ogni definizione cosa significhi fare scienza sul campo e che potete godervi a fondo nel video dell’intervista completa che trovate qui sotto.

Master GeoAI: una risposta alla velocità del cambiamento

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha investito il mondo scientifico, e più in generale qualunque attività umana, con una velocità senza precedenti. È da questa accelerazione che nasce l’idea del Master GeoAI: “La velocità con cui questa trasformazione ha cambiato e sta cambiando il modo di relazionarsi con il dato scientifico, con l’approccio alla ricerca, con la didattica della ricerca, è talmente veloce che abbiamo ritenuto necessario mettere in campo un’iniziativa di alta formazione”, ci ha spiegato il professor Giordano. L’obiettivo del Master, giunto alla sua prima edizione, è mettere in dialogo il lavoro che il mondo accademico già svolgeva per esplorare le potenzialità dell’intelligenza artificiale applicata alle discipline scientifiche con quanto le aziende del settore, ESRI su tutte, stanno sviluppando nel campo della rappresentazione geoterritoriale. Un ponte pensato per giovani ricercatori, professionisti e amministratori pubblici, con un obiettivo dichiarato: preparare, chi lo frequenta, a un futuro che cambia in fretta. “Siamo in un mondo in cui già tra tre anni staremo parlando facilmente di altre cose”, ha esclamato il professor Giordano ridendo.

Master GeoAI: le competenze che il master costruisce

Abbiamo chiesto al professore quali competenze pratiche porta a casa chi si iscrive al Master. La risposta disegna uno spettro che va dalla figura del data scientist fino a quella, sempre più richiesta, del prompt engineer. Al centro di tutto, secondo Giordano, ci sono due grandi nodi: da un lato la qualità e la pulizia del dato, un tema decisivo quando si lavora con moli enormi di informazioni eterogenee che vengono prodotte ogni giorno in formati diversissimi e che devono essere validate prima di poter allenare modelli affidabili. Dall’altro lato c’è il tema dell’interrogazione dei sistemi, cioè il modo in cui l’utente dialoga con gli strumenti di intelligenza artificiale.

Dalla teoria al campo: la summer school

Il Master GeoAI, che ricordiamo essere di secondo livello, unisce lezioni frontali tenute da docenti di riferimento nei rispettivi ambiti a una summer school pensata per far vivere l’intero flusso di lavoro geospaziale, dall’acquisizione del dato alla sua elaborazione finale. La raccolta dei dati avviene sia da remoto, con droni, sia sul campo, con sensori posizionati in hotspot individuati proprio grazie alle analisi da drone, oltre a strumenti di monitoraggio in tempo reale installati in località specifiche. Tutti questi dati vengono poi integrati in dashboard e analizzati con gli strumenti di GeoAI, con l’obiettivo di individuare correlazioni e costruire modelli descrittivi e, in prospettiva, predittivi: “sarebbe poi lo scopo ultimo”, ha sottolineato Giordano, riassumendo così la filosofia dell’intero percorso formativo.

Ricordi particolari: l’eruzione di Stromboli del 3 Luglio 2019

L’ultimo atto del nostro “Un boss in salotto”, ormai chi ci segue da un po’ dovrebbe saperlo, è legato ai momenti più emozionanti che i nostri ospiti ricordano. Il professor Giordano non ha avuto dubbi: il ricordo più forte resta legato all’eruzione di Stromboli del luglio 2019: “In realtà per caso ero sull’isola, per vacanza. Quella fu un’eruzione molto forte, che creò grande allarme, se ne parlò a lungo su tutti i giornali e ci fu un’emergenza vera e propria”, ci ha raccontato. Giordano si trovava sull’isola da turista ma si è ritrovato improvvisamente a diventare il vulcanologo di riferimento per l’intera comunità locale. “Le persone avevano bisogno non di rassicurazione”, ha spiegato, “ma di spiegare la scienza esattamente per quello che ci sapeva dire in quel momento, anche quando è incompleta”. Notti insonni davanti ai sensori, la responsabilità verso la propria famiglia e verso un’intera popolazione: un’esperienza che, come ha ricordato lo stesso professore, si è poi tradotta anche in importanti pubblicazioni scientifiche, ma che resta prima di tutto il momento in cui è diventato vulcanologo non per professione, ma per necessità. Con questo ultimo racconto si chiude il nostro ultimo episodio di “Un boss in salotto” che mostra il lato umano ed emotivo degli scienziati, troppo spesso attaccati ai numeri e troppo spesso pensati come rigidi menti calcolatrici. Ci sono momenti, come l’eruzione di Stromboli del 2019, dove uno scienziato, in questo caso un vulcanologo, ha dovuto fare i conti con la sua scienza ma anche con l’impatto che essa stava avendo sulle persone.

Ascolta il vodcast su Spotify

(Articolo di Carmine Magri)

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