Tutela biodiversità: la disponibilità di informazioni comparabili, geolocalizzate e aggiornabili è diventata un elemento essenziale per costruire analisi ambientali scalabili e supportare decisioni strategiche basate sull’evidenza.
La crescente necessità di comprendere e misurare i rischi legati alla fragilità degli ecosistemi e agli impatti delle attività antropiche sulla biodiversità rappresenta oggi una sfida rilevante per le imprese, in Europa e a livello globale.
Le aziende sono sempre più chiamate a identificare le proprie interazioni con la natura e a valutare come attività, asset e operations possano esercitare pressioni sugli ecosistemi. Framework normativi e volontari, tra cui CSRD/ESRS E4, le raccomandazioni TNFD e l’approccio LEAP, richiedono infatti di raccogliere informazioni solide e strutturate a supporto della valutazione degli impatti, delle dipendenze e dei rischi legati alla natura.
Tradurre questi principi in dati concreti, tuttavia, può essere complesso, soprattutto per organizzazioni che gestiscono ampi portafogli di asset e operations distribuite su territori diversi. La disponibilità di informazioni comparabili, geolocalizzate e aggiornabili diventa quindi un elemento essenziale per costruire analisi ambientali scalabili e supportare decisioni strategiche basate sull’evidenza.
Come misurare gli impatti sulla biodiversità in modo scalabile, affidabile e geolocalizzato
In Latitudo 40 lavoriamo ogni giorno per trasformare problemi ambientali complessi in strumenti concreti per chi deve prendere decisioni. Grazie al lavoro del nostro team di Data Science, abbiamo sviluppato una serie di indicatori geospaziali capaci di trasformare i dati di Osservazione della Terra in informazioni utilizzabili nelle analisi sulla biodiversità e nella valutazione delle pressioni ambientali.
Tutela biodiversità: dalla compliance all’intelligenza ambientale
Il percorso è partito dall’esigenza di comprendere come le potenzialità dell’Earth Observation potessero tradursi in strumenti concreti a supporto delle analisi richieste alle imprese.
La letteratura scientifica mostra come le variabili ambientali utilizzate in queste valutazioni possano essere ricavate attraverso fonti e metodologie differenti: direttamente da dati satellitari, attraverso modelli e indicatori proxy, oppure mediante dati operativi, gestionali e finanziari forniti dall’azienda.
L’obiettivo di Latitudo 40 non è quindi sostituire il patrimonio informativo già disponibile all’interno delle organizzazioni, ma integrarlo con evidenze ambientali indipendenti, geolocalizzate e spazialmente esplicite, ottenute combinando dati di Osservazione della Terra, modelli scientifici e algoritmi di Intelligenza Artificiale.
È in questo contesto che abbiamo sviluppato i primi due indicatori dedicati alla biodiversità, focalizzati su aspetti complementari della valutazione degli ecosistemi.
1. MeanSpeciesAbundance(MSA)
Il Mean Species Abundance (MSA) è un indicatore modellizzato dell’integrità della biodiversità, espresso su una scala da 0 a 1,che rappresenta l’abbondanza media delle specie native rispetto a una condizione di riferimento.
La nostra implementazione, basata sul modello GLOBIO4, consente di produrre una rappresentazione spaziale dell’indicatore su una griglia con risoluzione di 10 metri, permettendo di analizzare la distribuzione delle pressioni sulla biodiversità a livello territoriale.
2. HabitatMapping
L’Habitat Mapping permette di classificare la distribuzione spaziale dei diversi tipi di habitat secondo una metodologia coerente con gli standard IUCN.
La mappatura costituisce una base informativa per analizzare l’estensione degli habitat, la loro trasformazione e i cambiamenti nella copertura e nell’uso del suolo. Integrata con altri indicatori ambientali, può contribuire a costruire una valutazione più articolata dello stato degli ecosistemi e delle pressioni a cui sono sottoposti.
Tutela biodiversità: dalla ricerca alla sperimentazione sul territorio
I primi test sono stati applicati a casi reali con l’obiettivo di verificare la capacità degli indicatori di rappresentare fenomeni ambientali complessi a scala territoriale.
Per l’MSA, abbiamo applicato il modello GLOBIO4 all’area dello Sliding Centre di Cortina, confrontando la situazione precedente e successiva alla realizzazione delle infrastrutture, la cui impronta viene rappresentata come suolo edificato.
L’analisi ha inoltre permesso di esplorare scenari futuri di pressione ambientale fino al 2050, considerando anche l’effetto dei cambiamenti climatici attraverso differenti scenari evolutivi.
Per l’Habitat Mapping, abbiamo testato la procedura di classificazione geospaziale sull’area urbana di Napoli. Un contesto urbano complesso e fortemente eterogeneo, scelto proprio per verificare la capacità del modello di produrre una mappatura continua degli habitat su una griglia spaziale di 10 metri.
Verso una nuova generazione di Biodiversity Intelligence
Questi sviluppi rappresentano il risultato del lavoro congiunto del nostro team di DataScience e segnano un ulteriore passo nell’evoluzione delle piattaforme EarthDataInsights ed EarthDataPlace.
L’obiettivo è costruire strumenti sempre più avanzati per trasformare l’Osservazione della Terra in informazioni ambientali tracciabili, scalabili e geolocalizzate, capaci di supportare le organizzazioni nella comprensione dei propri impatti e delle proprie dipendenze dalla natura.
Dalla valutazione della biodiversità alla gestione dei rischi, dalle analisi territoriali al reporting di sostenibilità, l’integrazione tra Earth Observation, modelli scientifici e Artificial Intelligence apre la strada a un approccio più strutturato alla Biodiversity Intelligence.
Perché comprendere dove e come cambiano gli ecosistemi è il primo passo per poterli proteggere e per prendere decisioni più consapevoli sul territorio.
(Fonte: Latitudo 40)


















