URBES è la piattaforma GIS sviluppata da ISPRA per mappare rifiuti minerari, cave e urban mining. Un progetto strategico per il recupero delle materie prime critiche e gli obiettivi del Critical Raw Materials Act.
Le materie prime critiche sono oggi al centro della strategia europea per la transizione energetica, la digitalizzazione e la decarbonizzazione. Dalle batterie per la mobilità elettrica ai pannelli fotovoltaici, fino alle tecnologie avanzate indispensabili per l’industria e la difesa, la domanda di queste risorse è destinata a crescere rapidamente nei prossimi anni. Allo stesso tempo, l’Europa continua a dipendere in larga misura dalle importazioni, una condizione che, come vediamo tutt’oggi dalle notizie che rimbalzano sui quotidiani, espone il nostro a continente a tutte le vulnerabilità geopolitiche del caso.
Per contrastare questi fenomeni e rispondere alla sfida crescente di approvvigionamento di materie prime definite critiche, l’Unione Europa ha emanato il “Critical Raw Materials Act (CRMA)” un documento che non solo identifica le materie critiche fondamentali ma che ha fissato obiettivi ambiziosi al 2030: aumentare l’estrazione interna, rafforzare le capacità di trattamento e incrementare il recupero delle materie prime attraverso il riciclo.
In risposta a questa esigenza si colloca URBES (URBan Mining and Extractive Waste Information System), il progetto sviluppato da ISPRA e finanziato nell’ambito della Missione 7 RePowerEU del PNRR, con l’obiettivo di creare una piattaforma nazionale dedicata alla mappatura, alla caratterizzazione e alla geolocalizzazione delle potenziali risorse secondarie di materie prime critiche presenti sul territorio italiano.
Dove si nascondono le materie prime critiche
Spesso si cade nell’errore di credere che le potenziali risorse minerarie di cui abbiamo bisogno si trovano tutte nel sottosuolo e che sia quello il posto in cui dobbiamo cercarle ex novo, dimenticandoci però che in tutta Italia sono presenti migliaia di depositi derivanti da pregresse attività minerarie, strutture di stoccaggio di rifiuti estrattivi, cave dismesse e impianti legati alla gestione dei rifiuti.
C’è poi un altro scenario che si apre e che risulta piuttosto interessante quando si parla di materie critiche ovvero quello dell’urban mining, cioè il recupero di materiali fondamentali per la transizione energetica provenienti da rifiuti urbani e industriali come i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), i veicoli a fine vita e altre categorie di rifiuti tecnologici simili.
Questi depositi e flussi infatti potrebbero rappresentare delle vere e proprie “miniere urbane”, contenenti quantità significative di materiali strategici come rame, terre rare, litio, cobalto, nichel e metalli preziosi. Per comprenderne il reale potenziale è però necessario costruire un quadro conoscitivo affidabile e aggiornato di un fenomeno, o meglio di una distribuzione di questi materiali che è difatti complessa.
Questa però è proprio la sfida che vuole affrontare il progetto URBES: raccogliere, organizzare e rendere disponibili informazioni geospaziali e documentali sulle materie “critiche”, distinguendo la loro categorizzazione nelle seguenti aree tematiche:
• Rifiuti minerari provenienti da attività estrattive chiuse o abbandonate;
• Cave potenzialmente interessate dalla presenza di materie prime critiche;
• Urban mining, con particolare attenzione ai flussi di rifiuti ad alto valore di recupero.
URBES: una piattaforma GIS al servizio del recupero delle materie critiche
Il cuore del progetto è una piattaforma digitale basata su tecnologie GIS, progettata per integrare dati geologici, minerari, ambientali e territoriali all’interno di un unico sistema informativo nazionale. L’accesso alle informazioni avviene attraverso un WebGIS che permette di consultare dati georeferenziati relativi ai depositi di rifiuti estrattivi e alle principali fonti di materie prime secondarie presenti sul territorio.La struttura informativa è ospitata in un geodatabase sviluppato in ambiente PostgreSQL/PostGIS, conforme alle direttive INSPIRE e organizzato secondo i principi FAIR (Findability, Accessibility, Interoperability, Reusability), fondamentali per garantire interoperabilità, trasparenza e riutilizzo delle informazioni.
URBES: i primi risultati del censimento nazionale
Le attività di raccolta e georeferenziazione stanno progressivamente delineando una fotografia senza precedenti delle potenziali risorse secondarie presenti in Italia.
I dati attualmente disponibili evidenziano:
• 2.222 depositi di rifiuti minerari geolocalizzati sul territorio nazionale;
• 534.593 tonnellate di RAEE gestite nel solo 2023.
Questi numeri mostrano chiaramente come una parte significativa delle risorse necessarie alla transizione energetica siano già presenti sul territorio e necessitano di diventare parte concreta di eventuali flussi di recupero di questi materiali. Processo non sempre di facile attuazione.

Dobbiamo infatti evidenziare come il potenziale teorico non coincide automaticamente con la possibilità di un recupero effettivo in quanto la fattibilità dipende da diversi fattori quali: concentrazioni dei materiali, tecnologie necessarie per il recupero, sostenibilità economica e ambientale delle operazioni di trattamento.
Particolare interesse rivestono anche i layer GIS presenti sui depositi derivanti da attività minerarie storiche e dagli impianti metallurgici dismessi, che oltre a rappresentare una possibile fonte di risorse possono costituire criticità ambientali legate alla diffusione di contaminanti, ai fenomeni di drenaggio acido e al degrado delle strutture di contenimento.
Il valore del progetto risiede pertanto proprio nella capacità di mettere a sistema informazioni finora frammentate, creando una base conoscitiva indispensabile per valutare il reale contributo che rifiuti minerari, cave dismesse e urban mining possono offrire alla sicurezza delle forniture nazionali. Un patrimonio informativo che potrà supportare decisioni, investimenti e politiche orientate a un utilizzo più sostenibile ed efficiente delle risorse.
Bibliografia: PORTALE DEL SERVIZIO GEOLOGICO D’ITALIA
(Articolo a cura di Silvia Ilacqua)






















