Terremoto di magnitudo 5.9 al largo della costa campana a 414 km di profondità. Ecco perché il sisma non ha provocato danni.
Terremoto costa campana: epicentro e dati del sisma
Nella notte del 10 Marzo 2026, alle ore 00.03 italiane, i sismografi dell’INGV hanno registrato un terremoto di magnitudo 5.9 a 414 km di profondità al largo della costa campana (vedi Immagine 1). Più precisamente, l’epicentro del terremoto è stato localizzato a circa 6 km in direzione Ovest Sud-Ovest dalla più vicina isola di Capri e a 38 km in direzione Sud Sud-Ovest della città di Napoli.

Le cause del terremoto
La profondità dell’evento è insolita, poiché molto inferiore rispetto alle tipiche profondità sismogenetiche dei terremoti italiani, che avvengono più comunemente tra 10 e 30 km sotto la superficie. Per questo motivo, l’origine di un terremoto così profondo va ricercata in processi geodinamici profondi, indipendenti dall’attività tettonica più superficiale. In particolare, il fenomeno è legato alla subduzione della microplacca ionica sotto la Calabria, nel bacino tirrenico. La subduzione è un processo geologico che comporta lo sprofondamento di una placca più densa al di sotto di una placca meno densa e il suo trascinamento in profondità nel mantello. Il termine deriva dal latino subducere, che significa “portare sotto”. Questo fenomeno caratterizza i margini convergenti delle placche tettoniche. La porzione di crosta che sprofonda nel mantello prende il nome di “slab”, e lo slab ionico sta penetrando nel mantello, al di sotto del Tirreno, da oltre 30 milioni di anni.
Le zone di subduzione sono tra le regioni più sismicamente attive del pianeta e sono responsabili dei terremoti più potenti mai registrati. Tra questi figurano il Terremoto di Valdivia del 1960 (magnitudo 9.6, 22 maggio 1960), il Terremoto dell’Alaska del 1964 (magnitudo 9.2, 27 marzo 1964) e il Terremoto dell’Oceano Indiano del 2004 (magnitudo 9.1, 26 dicembre 2004).

Ci sono mai stati terremoti simili in Italia?
Terremoti di grande profondità nel Tirreno non sono rari. Secondo i dati dell’INGV, negli ultimi quarant’anni sono stati registrati diversi eventi significativi: uno di magnitudo 5.8 il 28 ottobre 2016 a 481 km di profondità, uno di magnitudo 5.8 il 29 ottobre 2006 a 221 km, e uno di magnitudo 5.4 il 3 novembre 2010 a 506 km. Il terremoto profondo più intenso registrato nel Tirreno è quello del 27 dicembre 1978, con magnitudo 5.9 a 392 km di profondità. Inoltre, uno studio del 1951 ha stimato un terremoto con magnitudo compresa tra 6.8 e 7.1, avvenuto a circa 600 km di profondità al largo dell’isola di Lipari.
Per fare un confronto, il più recente terremoto italiano di magnitudo 6 che ha causato gravi danni è stato il terremoto di Amatrice, avvenuto il 24 agosto 2016, che devastò Amatrice e diversi centri limitrofi. In genere, terremoti di questa magnitudo possono provocare danni molto gravi o addirittura il collasso degli edifici. Nel caso del sisma registrato nel Tirreno, tuttavia, non si sono verificati danni significativi proprio a causa della sua grande profondità. Quando un terremoto ha origine a centinaia di chilometri sotto la superficie terrestre, le onde sismiche subiscono una forte attenuazione durante la loro propagazione verso l’alto. Questo processo riduce sensibilmente l’intensità delle vibrazioni percepite in superficie e, di conseguenza, anche i potenziali danni.
Fonti:
https://sismoslab.ingv.it/images/ping/PING_224.pdf
A. Polonia, L. Torelli, A. Artoni, M. Carlini, C. Faccenna, L. Ferranti, L. Gasperini, R. Govers, D. Klaeschen, C. Monaco, G. Neri, N. Nijholt, B. Orecchio, R. Wortel, The Ionian and Alfeo–Etna fault zones: New segments of an evolving plate boundary in the central Mediterranean Sea? https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0040195116300099













