Uno studio su Science usa il satellite europeo Sentinel-1 per mappare la deformazione del Tibet e risolvere un enigma geologico lungo 80 milioni di anni.
Un enigma geologico lungo 80 milioni di anni
Circa 80 milioni di anni fa, l’attuale India si staccò dal supercontinente Gondwana e iniziò una rapida migrazione verso nord-nordest, raggiungendo velocità fino a 15 centimetri all’anno, una delle più elevate mai registrate per una placca tettonica. Questo movimento portò alla collisione con la placca eurasiatica, un processo che diede origine alla catena montuosa più alta del pianeta: la catena himalayana, che ospita il Monte Everest, la cima più elevata della Terra con i suoi 8848 metri. La collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica è ancora attiva oggi. Una testimonianza drammatica di questa attività è rappresentata dal terremoto di magnitudo 7.8 che colpì il Nepal nell’aprile del 2015. Il risultato più evidente di questa collisione è l’altopiano tibetano, noto anche come il “tetto del mondo”, che si estende per circa 2500 km in direzione est-ovest e circa 1000 km in direzione nord-sud, con un’altitudine media di circa 4500 metri sopra il livello del mare. Le moderne tecnologie geospaziali dimostrano che diverse aree del plateau si muovono ancora oggi, raggiungendo velocità fino a 25 millimetri all’anno. Sebbene queste velocità siano significativamente inferiori rispetto a quelle della placca indiana durante le fasi iniziali della collisione, esse rappresentano un chiaro segnale che il processo tettonico è tuttora in corso. Questi movimenti, completamente impercettibili nella vita quotidiana, possono essere misurati con estrema precisione grazie all’uso di tecnologie satellitari.
La mappa più dettagliata del Plateu tibetano
Un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Science, intitolato “High-resolution geodetic velocities reveal role of weak faults in deformation of Tibetan Plateau”, condotto da un team internazionale di ricercatori provenienti da Regno Unito, Stati Uniti, Australia, Cina e Nuova Zelanda, ha sfruttato oltre 44.000 immagini radar acquisite dal satellite Sentinel-1, più di 340.000 interferogrammi radar e oltre 14.000 misurazioni GNSS (Global Navigation Satellite Systems), inclusi GPS e Galileo, per costruire uno dei più grandi e dettagliati dataset geodetici mai realizzati. Grazie a questo straordinario volume di dati, gli scienziati sono stati in grado di produrre la mappa più dettagliata mai ottenuta della deformazione crostale del Plateau tibetano, con una precisione dell’ordine dei millimetri. I risultati hanno rivelato un comportamento estremamente complesso: alcune aree della crosta si muovono verso est a velocità fino a 25 millimetri all’anno, mentre altre regioni si muovono più lentamente, circa 10 millimetri all’anno, in direzione opposta.

Enigma geologico: il ruolo cruciale della faglia di Kunlun
Questo comportamento dimostra che la deformazione della crosta non avviene in modo uniforme, ma è distribuita su una vasta rete di strutture tettoniche. Secondo Wright e coautori, questo particolare schema deformativo è strettamente legato alla natura delle faglie presenti nella regione. Contrariamente ai modelli classici della tettonica delle placche, che considerano i continenti come blocchi rigidi separati da faglie ben definite, i nuovi dati indicano che la crosta terrestre può deformarsi in modo continuo e distribuito. Le faglie agiscono infatti come zone di debolezza, permettendo alla crosta di deformarsi lentamente e di redistribuire le tensioni accumulate. In particolare, sembrerebbe che la faglia di Kunlun (vedi immagine sotto) svolga un ruolo cruciale: la sua debolezza consente alla parte centrale del Tibet di scorrere verso est, rilasciando l’energia accumulata nella crosta ispessita dalla collisione continentale.

Enigma geologico risolto grazie al satellite sentinel-1
Questo fenomeno aiuta a spiegare l’estensione osservata nella regione, un processo che per decenni ha rappresentato un enigma per i geologi. Enigma che è stato possibile risolvere grazie all’uso delle tecnologie spaziali più avanzate. In particolare, è stato utilizzato il satellite Sentinel-1, dotato di un radar ad apertura sintetica (SAR), che riesce ad acquisire immagini della superficie terrestre indipendentemente dalle condizioni meteorologiche o dall’illuminazione solare. I risultati dello studio mettono in discussione alcuni modelli tradizionali della tettonica delle placche, suggerendo che i continenti sono strutture più dinamiche e deformabili di quanto si ritenesse in passato. Le nuove mappe prodotte grazie ai dati Sentinel-1 non rappresentano solo un progresso scientifico, ma hanno anche importanti implicazioni pratiche. Esse possono essere utilizzate per migliorare i modelli di rischio sismico, contribuendo alla prevenzione dei disastri naturali e alla protezione delle popolazioni che vivono in regioni geologicamente attive. La missione Sentinel-1, parte del programma europeo Copernicus, dimostra come l’osservazione satellitare sia diventata uno strumento indispensabile per lo studio dei processi geologici globali.
I satelliti e l’earth observation
Grazie alla capacità di monitorare continuamente la superficie terrestre, i satelliti permettono di osservare fenomeni che si sviluppano su scale temporali di anni o decenni, ma che hanno conseguenze profonde sulla struttura del pianeta. Dalla collisione tra continenti alla previsione dei terremoti, le tecnologie geospaziali stanno trasformando la nostra comprensione della Terra, rendendo visibili processi che fino a pochi anni fa erano nascosti nelle profondità della crosta terrestre.
Articolo di Carmine Magri
Bibliografia
https://www.focus.it/scienza/scienze/india-asia-nepal-scontro-tra-continenti
https://www.science.org/doi/10.1126/science.adi3552
















