Dissesto idrogeologico in Calabria: dati ISPRA, mappe IdroGEO, eventi storici e cause di frane e alluvioni tra 1951 e 2026.
Emergenza frane e alluvioni tra Sicilia e Calabria
Tra il 13 e il 14 febbraio 2026, la Calabria è stata nuovamente colpita da violente ondate di maltempo che hanno provocato frane diffuse, esondazioni e gravi danni al territorio. Il fiume Crati è esondato nei territori di Tarsia, Santa Sofia d’Epiro, Cassano allo Jonio e Corigliano-Rossano, invadendo abitazioni, edifici industriali e aziende agricole. Acqua e fango hanno causato la morte di diversi animali nelle stalle e reso impraticabili intere arterie stradali. Le frane superficiali e i crolli in roccia si sono verificati in molti comuni delle Serre Cosentine, della Presila, del Reventino e in altre zone collinari e montane del catanzarese, interessando soprattutto la rete stradale ma anche abitazioni. Decine di residenti sono stati evacuati dalle zone a rischio con l’ausilio di elicotteri, gommoni e mezzi anfibi. Pochi giorni prima, il 25 gennaio 2026, la Sicilia aveva già vissuto una tragedia simile con la grande frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Con un fronte lungo quattro chilometri e un abbassamento del terreno di decine di metri, la frana di scivolamento ha interessato il centro abitato in prossimità del quartiere Sante Croci e la strada provinciale SP10. Qualche giorno prima entrambe le regioni, a cui si aggiungeva anche la Sardegna, si sono trovate a fronteggiare il Ciclone Harry, il cui passaggio ha lasciato profonde ferite ai litorali ionici di Sicilia e Calabria, compromettendo interi tratti di costa, causando gravi danni alla rete stradale e ferroviaria e portando l’ombra di una rovina economica ad intere comunità che vivono di turismo.
Puntualmente dopo ogni evento calamitoso, sui media tradizionali e sui social network circolano allora mappe sulla pericolosità da frana e alluvione, spesso però, queste mappe sono datate, incomplete o addirittura errate. In particolare, una delle mappe più condivise negli ultimi anni presenta un grave limite: non include la mappatura aggiornata del territorio calabrese.

La Calabria, però, come emerge dai documenti tecnici del CNR-IRPI e dalle analisi del CAMILab dell’Università della Calabria (Laboratorio di Cartografia Ambientale e Modellistica Idrologica del Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica), è una delle regioni italiane più esposte al dissesto idrogeologico. Secondo i dati storici raccolti dall’Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irpi), dal 1860 al 2017 in Calabria si sono registrati 284 tra morti e dispersi a causa delle inondazioni e 238 a causa di movimenti franosi. A questi numeri vanno aggiunti alcuni più recenti, come le 10 vittime rimaste coinvolte nella piena improvvisa del torrente Raganello, nel Parco nazionale del Pollino, ad agosto 2018.
IdroGEO: la piattaforma ISPRA per dati affidabili
La fonte più autorevole e aggiornata per verificare la pericolosità da frana e alluvione in Italia è IdroGEO, la piattaforma sviluppata da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) accessibile all’indirizzo https://idrogeo.isprambiente.it IdroGEO consente di verificare, attraverso un’interfaccia intuitiva utilizzabile anche da smartphone, il livello di pericolosità per frane e alluvioni in qualsiasi punto del territorio nazionale. La piattaforma include dati aggiornati provenienti dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), che ad oggi contiene oltre 684.000 frane censite.
Dati nazionali sul rischio idrogeologico
- 94,5% dei comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera
- 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni
- 280.000 abitanti vivono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata
- 800.000 persone sono esposte a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media

Calabria: una regione fragile per geologia e cause antropiche
La Calabria è un territorio geologicamente complesso, dove litologie tra le più antiche del territorio italiano convivono con alcune delle più recenti, il tutto in una orografia articolata, bacini idrografici di piccole dimensioni con tempi di risposta alle precipitazioni estremamente rapidi e una forte esposizione a eventi meteorologici intensi. A questi fattori naturali si aggiunge un uso del suolo spesso irresponsabile: costruzioni in zone a rischio, assenza di manutenzione dei versanti e dei corsi d’acqua. Il dissesto idrogeologico in Calabria non è un fenomeno recente. Già nel 1691, Giovanni Fiore nella sua opera ‘Della Calabria illustrata’ descriveva la piena del fiume Crati del 1633 con immagini apocalittiche. Nel 1729, Vincenzo Maria Greco raccontava così l’esondazione del Crati: “Le campane dei templi intanto suonavano a martello, cosa orrenda nella notte, e più in quella in cui parea che cielo e terra si sciogliessero; e mentre tanto era lo scompiglio, un nuovo fracasso pari a quello di un mare in cui sfrenati venti colluttassero, sorgeva ad accrescere il rumore, e con esso lo scoramento, e la tema. Era il Crati che per piogge, lave e torrentacci oltre ogni creder ingrossato, rivolgendo sassi, travi, alberi, ed ogni sorta di materie incontrate, entrava nella città, levando al cielo i cavalloni e gli spruzzi, ed argini e dighe con poderosi sforzi sormontando, frangeva, schiantava ove avvenia passasse…”.
La documentazione storica però, che testimonia la lunga storia di frane e inondazioni della Calabria non finisce qui, infatti dall’archivio di Stato di Napoli emergono oltre mille documenti redatti delle autorità borboniche relativi ai danni dovuti a tali fenomeni nel territorio calabrese. In particolare, una lettera dell’Intendente della Calabria descrive un evento che aveva interessato la piana di Nicastro il 16 novembre del 1839 con le seguenti parole: “… signori vecchi non ricordano il simile. Che i fiumi si gonfiarono in modo che non reggevano i ponti sovrapposti fra questi, compreso il ponte sul fiume Piazza, che fu portato via dalla copia delle acque, egualmente che la palafitta che garantiva la maggior parte di quei territori olivetani. Di poi più che taluni coverti di ulivi non furono risparmiati dalla piena delle acque non inclusi buona parte degli ortalisi, e quasi tutti i mulini furono danneggiati e resi inutili alla moligione”.
Dissesto idrogeologico in Calabria: situazione drammatica nel ‘900
È però nel novecento che la documentazione si fa più sistematica e i numeri rivelano ulteriormente la drammaticità di tali fenomeni. In particolare, l’alluvione dell’ottobre 1951 rappresenta uno spartiacque nella storia del dissesto calabrese. Tra il 16 e il 18 ottobre, un nubifragio di violenza estrema si abbatté sulla regione meridionale, concentrandosi tra il versante ionico e il massiccio dell’Aspromonte. A Chiaravalle caddero 378, 436 e 190 millimetri di pioggia nei tre giorni consecutivi; a San Cristina d’Aspromonte 535, 533 e 427 millimetri. Le conseguenze furono devastanti: 70 morti, 780 case crollate, 5.000 senzatetto. La fiumara di Platì semi-distrusse l’abitato omonimo, uccidendo 18 persone. Ad Africo l’intero centro abitato minacciò di franare e la popolazione venne evacuata. A Caulonia 500 case crollarono o divennero pericolanti, 2.000 persone furono evacuate e le piazze e le strade si aprirono sotto i piedi degli abitanti. Solo due anni dopo, il 21-22 ottobre 1953, la Calabria venne nuovamente colpita da alluvioni di estrema violenza. Le precipitazioni raggiunsero valori ineguagliabili: 362 millimetri a Badolato, 315 a Stilo, 138 millimetri in una sola ora a Stilo. Il bilancio fu ancora una volta terribile: circa 100 morti, 800 case crollate nella sola provincia di Catanzaro, 3.000 pericolanti, 3.500 senzatetto complessivi, 97 comuni colpiti.
L’evento che però mise, più di ogni altro, in evidenza la fragilità del territorio calabrese fu quello del periodo che andò dal 15 dicembre 1972 al 3 gennaio 1973. Quando lunghi periodi di pioggia, culminati in violenti nubifragi tra il 31 dicembre e il 2 gennaio, innescarono alluvioni e frane che indussero lo Stato a riconoscere il carattere eccezionale della calamità per tutti i comuni delle province di Catanzaro e Reggio Calabria, e per 23 comuni della provincia di Cosenza. Gli eventi si sono verificati con drammatica regolarità anche negli anni ’80. Ma anche in tempi più recenti i fenomeni di frane e inondazioni che hanno colpito il territorio calabrese non sono state meno violente, anzi esattamente il contrario. Uno studio condotto dal Centro di Competenza CAMILab per conto del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile ha censito gli eventi del periodo 2008-2010, portando ad un risultato di oltre 1.600 eventi che hanno coinvolto 385 comuni, ovvero il 94% del totale calabrese. Tutti i comuni del crotonese hanno registrato almeno un evento, mentre la provincia di Cosenza è stata quella maggiormente colpita e il sistema viario è stato il più colpito, in quanto interessato nel 50% dei casi censiti. Insomma, una breve sintesi, che non vuole assolutamente essere esaustiva, ma che già così racconta una storia che si ripete. La storia di un territorio che ha pagato e che continua a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane, danni economici e abbandono progressivo.

I principali eventi storici di dissesto in Calabria:
• 1951: Frane in 11 località, oltre 60 morti
• Ottobre 1953: Alluvione con più di 100 morti in almeno 10 località
• 14 ottobre 1996: Alluvione di Crotone, 6 morti
• 10 settembre 2000: Alluvione di Soverato, 13 morti
• 2008-2010: Oltre 1.600 eventi di dissesto, 385 comuni coinvolti (94% del totale)
Il Sud Italia in pieno dissesto idrogeologico
Gli eventi di gennaio e febbraio 2026 tra Sicilia e Calabria confermano drammaticamente che il dissesto idrogeologico in Italia, e in particolare nel Sud, è un problema strutturale che richiede interventi a lungo termine, una pianificazione efficace e, soprattutto, una comunicazione corretta e basata su dati aggiornati. L’evidenza, la lunga e ricca documentazione storica, gli studi scientifici e i ripetuti appelli degli esperti continuano però a rimanere inascoltati e si insegue l’emergenza piuttosto che prevenirla. Queste vicende non fanno altro che far emergere periodicamente come, ogni volta che si verifica una frana o un’inondazione, quella zona era già segnalata ad alto rischio. Le mappe esistono, i dati ci sono, ma tra la conoscenza del problema e l’azione concreta continua a essere presente un vuoto che sembra incolmabile. Frane e alluvioni non possono più essere trattate solo in fase emergenziale, ma vanno considerate al più presto una priorità nella gestione del territorio, affinché il Sud Italia possa uscire da una condizione di fragilità che è insieme geologica e istituzionale, trasformando la consapevolezza del rischio in azioni concrete di prevenzione e messa in sicurezza.
Bibliografia
CAMILab Università della Calabria. (2008–2010). Studi sul dissesto idrogeologico in Calabria.
CNR-IRPI. (2018, 5 ottobre). Cnr-Irpi: vittime frane e alluvioni in Calabria (comunicato stampa).
ISPRA. (2026, 28 gennaio). Da Niscemi al quadro nazionale delle frane: il contributo di ISPRA tra dati e mappe (comunicato stampa).
ISPRA Piattaforma IdroGEO. https://idrogeo.isprambiente.it/
Polaris – CNR-IRPI. (2026, 14 febbraio). Frane e inondazioni in Calabria: gravi danni nel bacino del fiume Crati e sul litorale tirrenico.
Protezione Civile Regione Calabria. (n.d.). Il rischio idrogeologico. https://www.protezionecivilecalabria.it/?page_id=292
CAMILab – Rivista Stringhe. Le alluvioni in Calabria. Le vicende più recenti e la necessità di modificare in senso preventivo cultura e comportamenti.
ArcGIS Storymap – CAMILab. Cento anni di frane e inondazioni in Calabria https://storymaps.arcgis.com/stories/a895881dc29641c697c0a8eaf7bf07e5
Catenacci, V. (1992). Il dissesto geologico e geoambientale in Italia – Calabria: Cronistorie calabresi. In Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia (Vol. XLVII, pp. 228–245). Roma: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato.
Pasqua, A. A., & Petrucci, O. Eventi alluvionali in Calabria nel decennio 1980-1989. Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogeologica. ISBN 978-88-95172-09-5.
Articolo di Silvia Ilacqua.















