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Incendi emisfero meridionale: inizio 2026 molto critico

Incendi emisfero meridionale gennaio 2026: dati satellitari, FRP record, impatti su salute e clima tra Cile, Argentina e Australia.

Fuoco, atmosfera e satelliti: inizio 2026 critico nell’emisfero meridionale

Un inizio anno infuocato per i Paesi dell’emisfero Sud del nostro Pianeta, che si sono trovati ad affrontare un numero eccezionalmente elevato di incendi boschivi a seguito delle temperature record registrate durante questo caldo gennaio. I dati del Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS), derivati dall’integrazione di osservazioni satellitari e modelli atmosferici, hanno rivelato un’intensa attività di incendi in diverse regioni di Cile, Argentina e Australia.

Il monitoraggio è stato possibile grazie a sensori satellitari dedicati all’osservazione atmosferica e termica, tra cui quelli della costellazione Copernicus. In particolare, i satelliti Sentinel-3 e i sensori MODIS e VIIRS sono utilizzati per il rilevamento diretto dei focolai attivi, mentre Sentinel-4 e Sentinel-5 contribuiscono al monitoraggio della composizione atmosferica e degli inquinanti prodotti dagli incendi.

Cile: tra record e stato di catastrofe

In Cile si contano almeno 21 vittime e circa 50.000 persone evacuate nelle regioni di Ñuble e Biobío, nel sud del Paese. La Fire Radiative Power (FRP) (indicatore della potenza radiativa emessa dagli incendi e che è proporzionale sia alla temperatura delle fiamme sia alla quantità di biomassa in combustione) ha raggiunto valori fino a 24 volte superiori alla media del periodo 2003–2025. Valori così elevati hanno spinto il presidente della Repubblica del Cile, Gabriel Boric, a dichiarare lo stato di catastrofe nazionale. Complessivamente, circa 42.000 ettari di superficie boscata, l’equivalente di oltre 59.000 campi da calcio, sono andati distrutti. Gli incendi si sono sviluppati in un’area già fortemente stressata da anni di siccità persistente, con una marcata carenza di precipitazioni e temperature che hanno raggiunto i 37 °C, condizioni ideali per la propagazione del fuoco. 

Incendi emisfero meridionale anche in Argentina

Una situazione analoga si è verificata nella vicina Argentina, dove circa 32.000 ettari di bosco sono stati incendiati, con valori di FRP fino a 13 volte superiori alla media 2003–2025 per lo stesso periodo. Anche in questo caso, la combinazione di siccità prolungata, temperature elevate e forti venti, hanno favorito la rapida espansione degli incendi, ben visibile nelle sequenze temporali di immagini satellitari.

La lista si allunga: anche l’Australia è colpita dagli incendi

Non è da meno l’Australia, storicamente esposta a incendi boschivi di grande intensità. Già nel biennio 2019-2020, un evento senza precedenti ha colpito il Paese, bruciando oltre 30 milioni di ettari e generando una nube di fumo che ha interessato aree urbane come Sydney, con effetti misurabili anche a scala emisferica. All’inizio del 2026, un incendio di dimensioni relativamente più contenute, ma comunque significativo, ha interessato circa 400.000 ettari nello Stato di Victoria, nel sud-est del Paese, causando una vittima e la distruzione di circa 900 edifici. Anche in questo caso, le temperature prossime ai 40 °C, rilevate e confermate dai dati satellitari e meteorologici, hanno favorito la rapida propagazione delle fiamme. Per motivi di sicurezza pubblica, eventi di grande rilevanza come le celebrazioni dell’Australia Day del 26 gennaio sono stati annullati.

Nel video, pubblicato dal CAMS, si può osservare l’evoluzione degli incendi boschivi nel Gennaio del 2026 e il trasporto di polveri sottili su scala regionale e intercontinentale. Le aree in violetto indicano le zone dove gli incendi sono più potenti e dunque dove c’è una maggiore concentrazione di fumi e inquinanti. Nel tempo, si osserva la dispersione dei fumi, che possono raggiungere migliaia di chilometri di distanza dall’origine e la loro persistenza nel tempo. La visualizzazione satellitare mostra l’evoluzione temporale degli incendi e la dispersione del fumo nell’atmosfera, evidenziando come eventi locali possano avere effetti su scala regionale e globale grazie al trasporto atmosferico.

Impatti sulla salute: il ruolo del PM2.5

Il monitoraggio degli incendi, sia a scala locale sia globale, è fondamentale per le gravi ripercussioni sulla salute umana. Un recente studio di Hao et al., pubblicato il 27 gennaio sulla rivista European Heart Journal, ha evidenziato come gli effetti degli incendi boschivi possano manifestarsi anche a migliaia di chilometri di distanza dalla sorgente. Il particolato fine PM2.5, costituito da particelle con diametro inferiore o uguale a 2,5 micrometri (un micrometro corrisponde a un millesimo di millimetro), può causare, anche per esposizioni brevi, irritazioni delle vie respiratorie. Tuttavia, un’esposizione prolungata, come quella associata a vasti incendi persistenti, può determinare crisi asmatiche, aumento del rischio cardiovascolare e compromissione del sistema cardiocircolatorio.

È quindi fondamentale monitorare l’estensione spaziale, la temperatura e l’evoluzione temporale degli incendi boschivi. Il Copernicus Atmosphere Monitoring Service utilizza il Global Fire Assimilation System (GFAS), che assimila quotidianamente osservazioni satellitari di FRP per stimare le emissioni di carbonio e aerosol e per prevedere la dispersione del fumo e l’evoluzione degli incendi fino a cinque giorni successivi.

Tecnologia e resilienza climatica

Gli incendi boschivi che hanno colpito l’emisfero meridionale nel gennaio 2026 non rappresentano solo un chiaro segnale della crescente pressione climatica su ecosistemi già vulnerabili, ma costituiscono anche una dimostrazione concreta del ruolo strategico delle tecnologie geospaziali. Dalla rilevazione in tempo quasi reale dei focolai, alla stima delle emissioni, fino alla previsione del trasporto degli inquinanti su scala regionale e globale, i satelliti e sistemi come GFAS si confermano strumenti essenziali non solo per comprendere questi eventi estremi ma anche per mitigarne gli impatti su società, salute e ambiente.

Articolo di Carmine Magri

(Fonte: Copernicus)

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