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Shopping automatico, AI e collasso del Web

L’intelligenza artificiale sta trasformando Internet più in fretta di quanto riusciamo a comprenderlo. Dallo shopping automatico alle pagine web generate in serie, l’AI promette comodità estreme ma sta erodendo le fondamenta stesse del web. AI e collasso del web potrebbero diventare realtà: traffico in calo, creatività soffocata, dati sfruttati e modelli che collassano su sé stessi. Quello che sembra progresso potrebbe essere l’inizio di un lento ma profondo impoverimento digitale che porterà al collasso dell’AI sul web.

Lo shopping automatico con AI è un sistema che acquista prodotti online per l’utente in base a preferenze e abitudini, monitorando prezzi e completando transazioni senza intervento manuale. Tecnicamente, si tratta di un agente AI (agentic AI) che integra NLP per parsing di query utente, ML per recommendation systems e automazione di checkout via API e-commerce, con monitoraggio real-time di inventory e pricing.

Immaginate di chiedere a ChatGPTcomprami le migliori scarpe da trekking sotto i 150 euro” e ritrovarvi il pacco a casa due giorni dopo, senza aver mai visitato un negozio online. Fantascienza? No, è già realtà da settembre 2025. Ma dietro questa comodità si nasconde un terremoto che sta scuotendo le fondamenta stesse di internet.

I numeri fanno venire i brividi: il 52% dei contenuti online che leggiamo oggi è generato da intelligenze artificiali, non da esseri umani. E questa percentuale cresce ogni giorno che passa. Nel frattempo, i bot delle grandi aziende tech setacciano miliardi di pagine web per nutrire i loro modelli, ma i siti che visitano vedono crollare il traffico reale. È come se qualcuno saccheggiasse continuamente la vostra libreria per copiare tutti i libri, ma nessuno comprasse più nulla.

Shopping automatico, AI e collasso del web

Cloudflare ha tracciato un quadro inquietante: quasi l’80% dell’attività dei bot AI serve ora ad addestrare nuovi modelli, in crescita dal 72% dell’anno scorso. Questi crawler aspirano contenuti da ogni angolo del web, ma le visite umane ai siti originali stanno evaporando. Le referenze da Google verso i siti di notizie sono calate del 9% tra gennaio e marzo 2025. I publisher vedono i loro server intasati da bot, ma gli esseri umani in carne e ossa scarseggiano sempre di più.

Il vero incubo però ha un nome tecnico: model collapse, collasso del modello. Nell’aprile 2025, tre pagine web su quattro tra quelle nuove contenevano testo generato da AI. Cosa succede quando le intelligenze artificAIli si addestrano su contenuti scritti da altre AI? Semplice: innescano una spirale mortale.

Pensatela così: è come fare una fotocopia di una fotocopia, per poi fotocopiare di nuovo quella copia. Ogni generazione diventa più sbiadita, perde dettagli, accumula artefatti. Nel mondo digitale succede lo stesso. Le informazioni rare e preziose scompaiono, sostituite da contenuti sempre più generici e mediocri. I modelli iniziano a riflettere solo se stessi invece della realtà, creando una sala degli specchi dove ogni riflesso è più vuoto del precedente.
Un caso concreto? Un sistema AI per il triage medico è stato riaddestrato sui propri output. Dopo solo tre generazioni, la sua capacità di diagnosticare malattie rare è precipitata dall’85% al 38%. Le checklist per condizioni poco comuni sono crollate dal 22,4% al 3,7%. Non stiamo parlando di percentuali astratte: parliamo di diagnosi mancate, di vite potenzialmente a rischio.

Instant Checkout e ascesa dello shopping autonomo

A settembre 2025 OpenAI ha lanciato Instant Checkout. Funziona così: stai chiacchierando con ChatGPT, gli chiedi un consiglio su cosa comprare, lui ti mostra alcune opzioni con tanto di foto e recensioni, compare un bottone “Buy”, clicchi, inserisci i dati di spedizione (se non li hai già salvati), confermi con Apple Pay o la carta, e il gioco è fatto. Tutto in meno di due minuti, senza mai abbandonare la chat.
OpenAI giura che i risultati sono organici, non sponsorizzati, scelti solo in base alla rilevanza per l’utente. Ma poi aggiunge una cosa che fa drizzare le antenne: in futuro gli utenti potranno autorizzare ChatGPT ad agire in modo più “agentico”. Traduzione: l’AI potrebbe fare acquisti in autonomia, senza chiedervi conferma ogni volta. Basta dirle una volta “quando finisce il caffè riordinalo automaticamente” e lei penserà a tutto.
Non è solo OpenAI a correre in questa direzione. Walmart ha piazzato robot AI per gestire l’inventario e ha ridotto le scorte in eccesso del 35%. Starbucks usa un motore AI chiamato Deep Brew per suggerire cosa ordinare, con un ritorno sull’investimento del 30%. Secondo un sondaggio del 2025, il 73% degli acquirenti usa già strumenti AI per fare shopping.
La promessa è allettante: efficienza, personalizzazione, velocità. Ma il prezzo da pagare potrebbe essere altissimo.

AI e collasso del web

Il primo a rimetterci è tutto l’ecosistema fatto di creator, giornalisti, blogger, artisti che popolano internet. Quando Google e le altre piattaforme rispondono alle domande degli utenti con riassunti AI generati al volo, chi mai ha ancora voglia di cliccare sul link originale? Raptive, un’agenzia che rappresenta migliaia di creator, lo dice chiaro: “Questa modifica potrebbe mettere in pericolo il futuro dell’internet aperto”.
Il paradosso è crudele. Le AI si nutrono dei contenuti creati da esseri umani, poi li rigurgitano in forma sintetica e sostituiscono proprio quegli umani nelle risposte. Senza visite, i creator perdono entrate pubblicitarie e possibilità di convertire i lettori in clienti. Senza guadagni, chi continuerà a produrre contenuti originali di qualità?
Le reazioni sono già visibili: molti siti stanno blindando l’accesso ai crawler AI, innescando vere e proprie guerre digitali. Giornalisti, amministratori di forum tecnici, designer temono che i sistemi AI “rubino” i loro clienti senza compensarli per l’uso della loro proprietà intellettuale. AI e collasso del web sta diventando realtà.
Sul fronte privacy la situazione non è migliore. Sam’s Club ha introdotto un’esperienza shopping completamente digitale e guidata da AI, facendo scattare gli allarmi tra i difensori dei diritti digitali. Sara Geoghegan dell’Electronic Privacy Information Center è netta: “Stiamo parlando di dollari reali che i consumatori spendono. Questa è una pratica in cui le aziende estraggono e sfruttano le nostre informazioni personali”.
Le aziende raccolgono dati massicci sui clienti e li processano con algoritmi per segmentarli in categorie, praticando quella che gli esperti chiamano “surveillance pricing“, la tariffazione basata sulla sorveglianza. La Federal Trade Commission ha già documentato che le aziende collaborano con società terze per elaborare questi dati e aggiustare i prezzi di conseguenza. Un sondaggio del 2025 rivela che il 32% dei consumatori cita la sicurezza dei pagamenti come preoccupazione principale riguardo allo shopping AI, seguito da problemi di privacy (26%), errori potenziali (18%) e perdita di controllo (17%).
E poi c’è il problema della responsabilità. Jeff Otto, Chief Marketing Officer di Riskified, centra il punto: “Gli agenti shopping AI possono rendere l’acquisto più facile per i consumatori, ma offuscano anche le linee di responsabilità per frodi e abusi”. Quando un agente AI fa un acquisto sbagiaIto, di chi è la colpa? Dell’utente che ha dato un comando ambiguo? Dell’AI che l’ha interpretato male? Della piattaforma che ospita il servizio? Dell’account compromesso? La risposta non c’è, o meglio, nessuno vuole darla.

Il lato oscuro dello shopping guidato dall’AI

Il model collapse non è solo un problema tecnico da ingegneri. È una minaciaI esistenziale alla diversità del sapere umano. Quando le AI si addestrano in loop sui propri output, stiamo lentamente rimpiazzando la sfumatura umana con simulazioni statistiche, il contesto culturale con pattern generici, l’expertise vera con approssimazioni algoritmiche.
Gli studi pubblicati su Nature non lasciano spazio a dubbi: il processo degenerativo colpisce ogni generazione di modelli che si nutre degli output di quella precedente. Senza ancoraggi continui a dati reali prodotti da umani, le AI dimenticano pattern rari ma fondamentali. È come se la memoria collettiva dell’umanità venisse progressivamente lobotomizzata, perdendo prima le sfumature, poi i dettagli, infine interi pezzi di conoscenza.
Questo spiega perché le big tech stanno sborsando milioni per accordi con piattaforme come Reddit: vogliono accedere a conversazioni umane autentiche, non contaminate da contenuti generati da macchine. Ma questo crea un altro problema: i primi attori che hanno accumulato vasti archivi di dati pre-AI godranno di un vantaggio competitivo enorme. Il risultato? Ulteriore concentrazione di potere nelle mani di poche aziende tecnologiche, mentre l’ecosistema aperto e diversificato di internet viene smantellato pezzo per pezzo.

L’impatto ambientale, economico e sociale dell’AI che domina il web

Perchè parliamo di AI e collasso del web. I numeri dell’espansione dell’AI fanno girare la testa. Tra il 2025 e il 2030, l’uso dell’intelligenza artificiale genererà 1,7 gigatoni di emissioni aggiuntive di CO2. Solo Google spenderà 75 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel 2025. Il compute necessario per addestrare i modelli raddoppia ogni cinque mesi, i dataset ogni otto mesi, il consumo energetico ogni anno.
Questa corsa frenetica verso l’automazione totale – dal consumo di informazioni agli acquisti automatici – promette comodità immediata ma rischia di distruggere tutto ciò che ha reso internet uno spazio vivace, creativo e umano. Senza meccanismi equi per compensare chi crea contenuti, senza protezioni robuste contro il collasso dei modelli, senza trasparenza su privacy e responsabilità, non stiamo assistendo a un’evoluzione ma a un lento impoverimento.

La vera domanda non è se l’AI cambierà internet – questo è già in corso. La domanda è se rimarrà ancora spazio per la creatività umana, per la diversità culturale, per un ecosistema economico che permetta a milioni di persone di guadagnarsi da vivere creando contenuti.

Per ora, guardando i dati, la risposta non è affatto rassicurante.
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Per approfondire
Cloudflare Blog – “The crawl-to-click gap: Cloudflare data on AI bots, training, and referrals” – Analisi dettaglAIta sui dati di traffico dei bot AI e l’impatto sui siti web (Agosto 2025)
Nature – “AI models collapse when trained on recursively generated data” – Studio scientifico sul fenomeno del model collapse e i suoi effetti degenerativi (2024)
Fortune – “OpenAI rolls out ‘instant’ purchases directly from ChatGPT” – Approfondimento sul lancio di Instant Checkout e le implicazioni per l’e-commerce (Settembre 2025)
WINS Solutions – “The AI Model Collapse Risk is Not Solved in 2025” – Report tecnico sui rischi ancora irrisolti del collasso dei modelli AI e casi studio nel settore healthcare (Ottobre 2025)

(Articolo di Sarino Alfonso Grande)

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