Nel mosaico di canali, fiordi e golfi della Patagonia cilena, una balenottera azzurra avanza nell’immensità del blu. Qualcosa però non torna. Il puntino che la rappresenta rimbalza avanti e indietro, come una pallina da ping pong, tra la costa frastagliata e una barriera invisibile fatta di luci in movimento. Quest’ultime sono le rotte delle navi. Quella che sembra una semplice animazione è in realtà la traduzione visiva di una storia complessa, ricostruita grazie alla telemetria satellitare e ai modelli di movimento. Tecnologie che oggi permettono di seguire passo dopo passo i grandi cetacei e di capire come utilizzano uno degli ecosistemi più importanti per il loro ciclo annuale di alimentazione e riproduzione. L’animazione, diventata virale sui social, però non è recente, ma nasce da uno studio pubblicato nel febbraio 2021 su Scientific Reports di Nature, e ricostruisce i movimenti di una balenottera azzurra durante una settimana del marzo 2019. Il cetaceo è rappresentato da un puntino blu, le navi da puntini marroni e come si può vedere ogni deviazione del suo percorso coincide con l’incontro con una rotta marittima.
Cos’è la telemetria satellitare
La telemetria è una tecnologia permette di raccogliere, trasmettere e analizzare dati da fonti remote verso una postazione centrale, senza la presenza fisica dell’operatore, per monitorare, controllare e gestire sistemi o fenomeni a distanza, utilizzando sensori, infrastrutture di comunicazione e software di analisi.
Le balene non si muovono a caso
I dati satellitari confermano qualcosa che oggi sappiamo con sempre maggiore precisione, ovvero che balenottere azzurre non si muovono casualmente, ma seguono una logica ecologica che le guida verso aree ad alta produttività biologica. In queste aree le fioriture di fitoplancton della primavera precedente e la presenza di fronti termici favoriscono la concentrazione del krill, la loro principale fonte di nutrimento. Quando raggiungono queste zone, le balene rallentano, si fermano più a lungo, cambiano comportamento. È il segnale che ha inizio una ricerca intensiva di cibo. Grazie alla telemetria, è possibile osservare anche come rispondono alle variazioni termiche giornaliere, spostandosi tra micro-bacini costieri che offrono condizioni favorevoli per settimane o addirittura mesi. Tutto questo conferma il ruolo centrale delle acque costiere della Patagonia cilena, già riconosciute da anni come uno degli habitat più importanti per la specie.
Dove c’è cibo, però, ci sono anche le navi
Il problema è che queste stesse acque sono anche tra le più intensamente utilizzate dall’uomo. Il sistema di canali del Chiloé settentrionale è oggi uno snodo cruciale per la pesca, il trasporto marittimo e soprattutto per l’acquacoltura e qui, ogni giorno, centinaia di imbarcazioni attraversano le stesse aree frequentate dalle balenottere. La flotta legata all’acquacoltura, in particolare, supera di un ordine di grandezza tutte le altre ed ha una presenza costante proprio nei punti di maggiore interesse per le balene. Non sorprende quindi che le acque interne mostrino le probabilità più alte di interazione tra cetacei e navi. A complicare il quadro c’è anche la mancanza di dati storici completi sul traffico marittimo. Le informazioni dettagliate disponibili coprono solo periodi recenti, rendendo difficile analizzare le tendenze di lungo termine.
Collisioni tra balene e navi
Le conseguenze di queste interazioni uomo animale sono reali. Negli ultimi anni, almeno tre grandi cetacei sono stati trovati morti nella regione a causa di collisioni chiaramente documentate e ben due erano balenottere azzurre. Per una popolazione già decimata dalla caccia industriale del secolo scorso e oggi ridotta a poche centinaia di individui, ogni singola perdita ha un peso enorme.
Telemetria satellitare: la tecnologia come strumento di conservazione
Ed è qui che la tecnologia fa la differenza. L’integrazione tra telemetria satellitare, modelli di movimento e modelli di distribuzione ha permesso di individuare con grande precisione gli hot spot di rischio, ovvero le aree in cui la probabilità di interazione tra balene e navi è più elevata. Questi strumenti possono essere quindi utilizzati per pianificare rotte alternative, introdurre limiti di velocità, regolamentare le attività più impattanti e migliorare il monitoraggio di tutte le imbarcazioni, comprese quelle che oggi non sono obbligate a trasmettere dati di posizione. Come sottolineano gli autori dello studio: “mantenere balene e navi separati, nello spazio o nel tempo, è al momento l’unica strategia davvero efficace. E senza la telemetria satellitare, tutto questo semplicemente non sarebbe possibile.”
Articolo di Silvia Ilacqua
Bibliografia:
Bedriñana-Romano, L., Hucke-Gaete, R., Viddi, F.A. et al. Defining priority areas for blue whale conservation and investigating overlap with vessel traffic in Chilean Patagonia, using a fast-fitting movement model. Sci Rep 11, 2709 (2021). https://doi.org/10.1038/s41598-021-82220-5















