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Archeologia subacquea e musei immersivi: un modello 3D per il relitto di Torre Santa Sabina

Dopo la campagna di settembre 2020, prende il via la seconda fase dell’intervento pilota “Torre Santa Sabina. L’approdo ritrovato“, volto a creare un modello 3D del relitto, nell’ambito del Progetto Interreg Italia-Croazia UnderwaterMuse (Immersive Underwater Museum Experience for a wider inclusion).

Il Progetto si propone di valorizzare e rendere accessibile l’enorme patrimonio subacqueo delle aree coinvolte attraverso la creazione di parchi archeologici sommersi e l’uso narrativo e comunicativo della realtà virtuale.

Questo approdo millenario ha una lunga storia, dalla Preistoria all’Età Medievale e Moderna e i suoi fondali hanno conservato i resti di carichi e scafi in legno di almeno cinque relitti che si sono infranti contro le sue scogliere o si sono arenati.
Quest’ultimo è il caso del relitto tardo imperiale Torre Santa Sabina 1 (fine III – inizio IV secolo d.C.), che è stato avvolto nella sabbia e si è quindi eccezionalmente conservato.

Questo relitto è uno dei più interessanti del Mediterraneo perché lo scafo mostra ancora elementi della parte superiore, come le assi del ponte e le travi su cui poggiavano. Probabilmente si trattava di una nave mercantile lunga oltre 20 metri e di stazza abbastanza pesante che proveniva dalla costa tunisina e trasportava vino o salse e conserve di pesce dalle province nordafricane forse verso Brindisi o un altro importante porto dell’Adriatico. Durante gli scavi del 2007, infatti, sono state trovate anfore prodotte nell’Africa Proconsolare (l’attuale Tunisia settentrionale) che facevano parte del carico.

Il relitto di Torre Santa Sabina 1 è il protagonista di questa campagna del 2021 e sarà completamente scavato e documentato con tecniche fotogrammetriche.
L’obiettivo è quello di documentare completamente il relitto per studiarlo in dettaglio e creare un modello 3D della nave originale. Grazie alla realtà virtuale, animazioni e racconti permetteranno al grande pubblico (anche non subacqueo) di conoscere questo prezioso bene comune.

L’intervento pilota è stato realizzato grazie alla proficua sinergia tra gli attori coinvolti: Politecnico di Torino (per i rilievi e i modelli 3D), Associazione ASSO (esperta in ricerche archeologiche e speleologiche subacquee dal 1990), ditta Angelo Colucci (per il supporto tecnico-logistico) e quest’anno anche l’ICR – Istituto Centrale per il Restauro del MiC – Ministero dei Beni Culturali (restauratori del Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea a supporto delle attività di scavo e della movimentazione e consolidamento dei resti lignei).

Inoltre, l’azione pilota Torre Santa Sabina e il Progetto UnderwaterMuse sono ora strettamente collegati all’ESAC – Centro Archeologico Euromediterraneo Seascapes, recentemente creato e gestito dalla Regione Puglia – Polo Biblioteche e Musei, dalla Soprintendenza Nazionale per i Beni Culturali Subacquei e dalle tre Università regionali per promuovere la ricerca e la valorizzazione del patrimonio subacqueo pugliese.

Il sostegno del territorio, della comunità locale e degli operatori turistici e culturali è un importante risultato preliminare del progetto UnderwaterMuse, che mira soprattutto a coinvolgere gli stakeholders locali. Il patrimonio culturale è una risorsa unica per il benessere sociale ed economico delle comunità: farsene carico significa riconoscerne il valore di bene comune e l’importanza per uno sviluppo sano e responsabile.

(Fonte: Programma Interreg Italia Croazia)

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