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RFID: dalla logistica alla sicurezza, come funziona e cosa può fare

Quante volte abbiamo sentito parlare di RFID, dei suoi tanti campi di applicazione e della sua importanza anche per il mondo dell’IoT e della logistica. In questo breve articolo, curato da Paola Visentin, cerchiamo di darne un quadro di riferimento più chiaro che serva anche per capirne l’uso e coglierne le potenzialità.

Cos’è l’RFID?

Acronimo inglese di Radio Frequency Identification, l’RFID è la tecnologia di identificazione automatica basata sulla propagazione nell’aria di onde elettro-magnetiche, consentendo la rilevazione univoca, automatica (hand free), massiva e a distanza di oggetti, animali, persone e processi.

Il ruolo dell’RFID

L’RFID interviene a monte della filiera del dato, acquisendolo con peculiarità tecniche e quindi prestazionali uniche, abilitando l’IoT. Questa tecnologia permette quindi di identificare (attribuire un’identità elettronica univoca al prodotto e autenticarlo), tracciare il suo ciclo di vita, seguendolo nelle sue fasi di produzione, distribuzione e consumo, raccogliere ed intrecciare dati lungo questo percorso (Big Data), generati dai molteplici attori coinvolti in un processo dinamico e consapevole di co-creazione di valore tramite l’informazione.

È questo il contesto in cui opera l’RFID, ponte tra mondo fisico e mondo digitale capace di influenzare l’intera vita del dato, non solo l’acquisizione, ma anche l’integrazione, analisi, evoluzione in informazione, per finire con la sua fruizione da parte del final user o del consumer.

Perché tracciare il prodotto?

Come risponde l’RFID a questa domanda? L’ascolto del mercato ci porta ad individuare 4 principali aspettative sulla tracciabilità e rintracciabilità: reagire con tempestività in caso di richiami e ritiri del bene, intervenendo in modo chirurgico e selezionando solo i lotti interessati a questa azione, tutelare la sicurezza dei consumatori, con un benefico riflesso sull’appeal del brand, ridurre la contraffazione e il mercato grigio, quindi anche il danno economico ingente soprattutto nei settori del Made-in-Italy (fashion, food & beverage), e rispettare i requisiti normativi.

Al cuore della tracciabilità si trova quindi il concetto di visibilità, inteso come identificazione del prodotto e dell’attore della supply chain che con esso interagisce, raccolta delle informazioni affidabili e in tempo reale per renderle disponibili, condividendole lungo l’intera filiera.

Su questi presupposti si inserisce l’RFID, che opera ai fini della tracciabilità lungo il percorso produzione-distribuzione-vendita del bene, intersecando molteplici settori del manufacturing e adattando il suo identikit tecnico alle peculiarità dell’ambiente operativo.

Quali i punti di forza dell’RFID nel rispondere ai bisogni di identificazione e tracciabilità?

  • I tag possono essere non solo letti, ma anche scritti, quindi le informazioni contenute nella memoria del chip possono essere modificate e aggiornate nel tempo in modo da tenere traccia di trasformazioni o passaggi cui l’oggetto è sottoposto durante il suo ciclo di vita: con il tag RFID l’informazione segue il prodotto, dall’inizio della sua creazione fino al suo smaltimento, divenendo un’etichetta narrante.
  • Le letture e scritture possono essere effettuate automaticamente e senza visibilità ottica, grazie al canale in cui avviene la trasmissione dei dati, ossia le onde radio: è quindi possibile rilevare le etichette contenute all’interno di scatole, confezioni, ecc. anche senza l’intervento dell’operatore; unico vincolo: i tag non possono essere ospitati all’interno di contenitori metallici che, per effetto della “Gabbia di Faraday”, risultano impermeabili ai campi elettromagnetici.
  • Le letture e scritture possono avvenire non singolarmente ma a lotti, ossia in modo massivo: una popolazione di tag RFID che attraversa un campo elettromagnetico (es. varco) è rilevata contemporaneamente (anti-collisione).
  • Le letture e scritture possono avvenire a varie velocità e con qualunque orientamento della etichetta (3D), nel rispetto però di alcuni accorgimenti tecnici (es. dimensioni del tag e dell’antenna, caratteristiche dei dispositivi utilizzati, banda di frequenza, ambiente operativo).
  • Ogni microchip di silicio ospitato nel tag RFID contiene un codice univoco al mondo e non è scrivibile né modificabile in alcun modo, ma solo leggibile; in termini di sicurezza, ciò significa che il tag non può essere clonato, essendo l’unicità garantita dai produttori dei microchip (Texas Instruments, Philips, STMicroelectronics, etc.), in accordo con gli organismi internazionali di standardizzazione (protocolli ISO); il decisivo effetto di questa particolarità è che l’RFID identifica non un tag (quindi un oggetto/operatore), ma “IL” tag.

Ad ogni applicazione la sua soluzione

L’articolato mondo della produzione richiede sistemi RFID – tag/transponder, reader, antenne e mobile device – per l’identificazione e la tracciabilità altrettanto articolati.

Le esigenze del fashion sono diverse da quelle del food & beverage e pharma, le aspettative e l’ambiente operativo dell’automotive e della produzione di quadri e motori elettrici per l’automazione differiscono dal comparto siderurgico, l’incipit dell’innesto tecnologico nella produzione della pietra naturale si distingue da quello della tracciabilità di vernici ed inchiostri per imballi; altrettanto diversificate sono le esigenze del mondo servizi, dalla smart city al payment, solo per citare due esempi.

Poiché in ognuno di questi scenari l’RFID affronta sfide ed aspettative differenti, che possono andare dalla distanza di lettura all’identificazione massiva degli oggetti e sicurezza dei dati, la corretta implementazione dell’RFID necessita di assistenza e servizi per ottenere un risultato tangibile, in termini di benefici applicativi o RoI.

La natura progettuale dell’RFID: servizi, a corredo della tecnologia

Moduli OEM, antenne/reader così flessibili da poter essere sagomate a mano e assumere la forma desiderata, mid e long range reader, dispositivi da tavolo, mobili e wearable o, con la corretta configurazione e connessione ad antenne, gate per la logistica o per il controllo accessi di persone, apparati multi-standard: già questi accenni delineano la potenzialità dell’RFID nell’acquisire, a cui si aggiunge la natura progettuale di questa tecnologia.

L’RFID non è infatti Plug & Play, ma necessita di un collaudato know-how ed una gamma di iniziative ed attività di supporto collaborativo lungo tutto il processo di proposizione, vendita ed implementazione, in un’unica dicitura “valore aggiunto”, tra cui training mirati, una gradazione completa di device RFID (layer fisico, quindi solo hardware) e il supporto in fase di proof-of-concept per verificare prima teoricamente e poi empiricamente la fattibilità della soluzione RFID.

Considerando la natura trasversale dell’RFID, i settori applicativi di questa tecnologia intersecano una pluralità di settori di mercato: la logistica, ad esempio, è ambientata nel food & beverage, sanità & pharma, fashion e gestione documentale.

Lo smart payment vive non solo nel mondo del retail, ma anche dei trasporti e altri servizi nella cornice urbana, fino a ramificarsi nei micro-pagamenti unattended (senza operatore), come nel caso dei distributori automatici (vending machine).

Al centro di tutte queste ambientazioni opera la funzione-chiave dell’RFID: raccogliere il dato in modo automatico (hand-free) ed arricchirlo di altre informazioni, sia esso associato ad una persona, cosa o servizio, affinché il sistema lo elabori per rispondere alle aspettative dello specifico progetto.

Tra i settori applicativi citiamo l’asset tracking, il controllo accessi di persone, la logistica e gestione di produzione, il comparto leisure (dal turismo ai concerti) e la sicurezza sul lavoro e il pagamento; i settori di mercato più dinamici nell’accogliere l’RFID sono il Made-in-Italy (food & beverage, fashion e design), la sanità e pharma, il retail, la smart city (dalla gestione dell’illuminazione pubblica ai trasporti e parcheggi) e le biblioteche.

Maggiori informazioni sul mondo dell’RFID su RFID Global.

(Articolo di Paola Visentin)

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