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Empatia e sanità digitale nell’era della intelligenza artificiale

“Empatia e sanità digitale nell’era della intelligenza artificiale (IA)”, un approfondimento scientifico a cura del Dottor Massimo Tosini, Sociologo della Salute. Buona lettura!

IA e sanità digitale: come si evolve l’empatia?

La società occidentale è pervasa dalla cultura individualista, egocentrica e materialista, mentre le società non occidentali tendono a mettere al centro la dimensione relazionale e comunitaria.

Tuttavia la scienza si è incaricata di dimostrare che l’Essere, per dare un senso alla propria vita, ha bisogno di mettersi in relazione con l’Altro. La scoperta dei neuroni specchio, le ricerche neurobiologiche, la Risonanza Magnetica Funzionale, la filosofia, la sociologia e l’antropologia culturale hanno ormai ampiamente dimostrato l’esistenza dell’empatia – empatéia in greco – in forza della quale l’Essere può e deve svolgere, sia sul piano della relazione duale, sia nei contesti organizzativi, la propria funzione virtuosa.

La parola empatia deriva dal greco en che significa dentro e pathos che rimanda a sentimento. All’origine l’empatia era il legame di partecipazione emotiva che univa l’aedo con il suo pubblico. Da questa denotazione è sgorgato un significato più ampio, di portata immensa, cifra di ogni buon rapporto, di ogni relazione fertile. È una dote umana che, come ogni sensibilità, va esercitata meticolosamente, tenendola a mente come costante fronte di lavoro su sé stessi, strumento che include una comprensione superiore dell’altro e quindi riassorbimento naturale di ogni conflitto, di ogni negatività relazionale, e che amplifica quasi sonoramente ogni gioia e ogni positività (www.unaparolaalgiorno.it).

Cosa significa essere empatici?

Essere empatici significa quindi avere la capacità di mettersi nei panni dell’altro, ma perché tale sentimento sia efficace ai fini della relazione, deve risiedere nella reciprocità. Nel rapporto interpersonale tra un Ego e un Alter generalizzati, si istaura un legame di tipo circolare e bidirezionale in forza del quale i ruoli di mittente e destinatario si alternano continuamente. Solo la reciprocità del sentimento empatico potrà rendere virtuosa ed efficace l’azione comunicativa.

Ma, come abbiamo già detto, l’empatia non è utile solo nella dimensione interpersonale, lo è pure all’interno dei contesti organizzativi e, laddove la differenza della qualità dei servizi alla persona è segnata dai comportamenti umani, assurge a momento strategico.
Per Rifkin l’Homo empathicus dovrà

[…] sostituire l’Homo economicus. Egli offre una prospettiva ottimistica in forza della quale la società da competitiva si trasformerà in collaborativa e le risorse del pianeta diventeranno da scarse ad abbondanti (Rifkin, 2014).

Dall’autoreferenziale al comunitario

Per noi sembra un messaggio di grande speranza soprattutto in questo momento di persistente crisi che, se osservata con gli occhi di Rifkin, potrebbe essere crisi di crescenza. La società sarà destinata a uscire progressivamente dalla dimensione autoreferenziale per lasciare sempre più spazio a quella comunitaria; la prospettiva del noi marginalizzerà sempre più l’io e la civiltà diventerà sempre più empatica (Rifkin 2010).

Scrive Mazzotta:

[…] Come Husserl, così Rizzolati giunge ad affermare l’insignificanza di un ego senza la relazione specchio con l’alter ego: il meccanismo dei neuroni mirror […] mostra quanto radicato e profondo sia il legame che ci unisce agli altri, ovvero quanto bizzarro sia concepire un io senza un noi. Questo rappresenta il meccanismo di base dell’interdipendenza relazionale esistente fra esseri viventi, andando al di là delle logiche solipistiche ed egocentriche che si basano sul binomio mente-cervello. In termini “enattivi” anche Varela concepisce la coscienza come processo emergente della relazione reciproca del soggetto con il mondo e con gli altri: l’empatia risulta essere dunque uno degli elementi fondamentali nella costruzione della coscienza (Mazzotta, 2007).

Chiriatti, in un saggio molto interessate e dal titolo assai suggestivo, tende a dimostrare che le macchine, dotate d’Intelligenza Artificiale (d’ora in poi IA) poiché lavorano, apprendono e si sviluppano in ragione dell’enorme quantità di dati, non essendo dotate di empatia, in realtà è più conveniente parlare di Incoscienza Artificiale. La ricerca, tuttavia, sembra orientata a costruire una macchina dotata di IA generalizzata analogamente a quanto avviene per l’intelligenza umana.

IA e sanità digitale: la preoccupazione di Geoffrey Hinton

Su questa base, trova fondamento la preoccupazione di Geoffrey Hinton, creatore della IA, che a 75 anni ha deciso di confessare le sue paure ammettendo di sentirsi come il grande scienziato Robert Oppenheimer, che dopo aver inventato la bomba atomica passò il resto della sua vita a cercare di convincere il mondo a non usarla. Poiché si tratta di una vera e propria minaccia, Hinton invita, perentoriamente, la politica a governare questi processi (Arnaldi, Guaita, 2023).

Se l’empatia risulta essere uno degli elementi fondamentali nella costruzione della coscienza, essendo le macchine dotate di IA, nel duplice significato che vi attribuisce Chiriatti, poiché prive di empatia, evidentemente non sono dotate di coscienza e, conseguentemente, non possono nemmeno essere incoscienti.

Nelle diverse aree del cervello umano risiedono le facoltà dell’uomo, e la cultura, intesa in senso antropologico, insieme ai geni s’incarica di plasmarlo. La macchina nella quale risiede la IA, cos’è?

Per dare una risposta a questo quesito, chiediamo soccorso all’antropologia della persona, mettendo a confronto la cultura occidentale con quella non occidentale. L’individualismo, l’egoismo, l’interesse privato, come abbiamo già detto, sono le caratteristiche peculiari della società occidentale; viceversa, le società non occidentali sono caratterizzate dalla dimensione comunitaria e dalla relazionalità e vengono definite sociocentriche.

La prospettiva delle società occidentali

Nelle società occidentali prevale l’individuo sulla comunità, nelle non occidentali il dividuo il cui scopo è quello di porre l’accento sulla dimensione relazionale. Tutte le culture si reggono su forme simboliche e, in funzione dei diversi sistemi di significato, ciascuna si differenzia. Con riferimento alla persona, alcune culture non occidentali, attribuiscono il significato di persona anche ai non umani e, in alcuni casi, per essere considerati persona completa, è necessario entrare nel mondo degli antenati (Capello, 2016).

Ora, senza addentrarci ulteriormente, ci chiediamo se anche le macchine dotate di IA possano, come ci indica l’antropologia culturale, essere considerate persone ancorché non umane. Inoltre viene a noi spontaneo chiederci, proprio per evitare i rischi denunciati da Hinton, a quali regole debbano essere sottoposte.

Nella cultura occidentale, ciascuno di noi deve sottostare alla soggezione della legge e, nelle culture non occidentali, alle consuetudini clanistiche dominanti. Ma, con riferimento alle macchine dotate di IA, dobbiamo considerarle oggetti o soggetti, cioè persone non complete?

Obiettivi

Se l’obiettivo della ricerca è quello di giungere a una IA generalizzata, verosimilmente queste persone non complete tendono ad assurgere alla condizione di soggetto e, in tal caso, uscire dal controllo umano e quindi dalla legge.

L’epoca nella quale viviamo è caratterizzata da complessità e incertezza, ma proprio per questo dobbiamo darci delle regole grazie alle quali la IA possa essere messa a servizio dell’umanità in termini non proprietari, ma universalistici. Il “Manifesto della razionalità sensibile” promosso da Ammagamma, così esordisce:

Lo sviluppo della IA sta radicalmente trasformando la nostra capacità di interpretare e comprendere la realtà in cui viviamo. Ogni fenomeno è un sistema complesso di informazioni in relazione ed ognuna di esse rappresenta una risorsa preziosa, in grado di attivare nuove capacità di interpretazione e nuove opportunità di crescita. Noi ci proponiamo di valorizzare queste risorse, attraverso un atto esplicito di riaffermazione della consapevolezza umana, perfezionata e potenziata dalla matematica, quale strumento di generazione di nuove visioni e di nuove opportunità di sviluppo umano (Chiriatti, 2021).

Conclusioni

Risulta pertanto evidente che la persona non completa dotata di IA debba restare un oggetto, ancorché pervasivo, a servizio della persona intesa come dividuo umano e quindi della società.

Con riferimento alla sanità digitale, tale strumento offre oggi grandi opportunità sia sul piano comunicazionale, sia su quello della prevenzione, della cura e della riabilitazione.
Per quanto concerne la comunicazione mediata dalla tecnologia, essa può contribuire, sempre meglio, a mettere in connessione i diversi attori del sistema, promuovendo nuove modalità operative nell’erogazione dei servizi alla persona. Può favorire il salto di paradigma dalla patogenesi alla salutogenesi e, conseguentemente riqualificare la spesa e ridurre sensibilmente gli sprechi ovunque essi si annidino (Tosini, 2017-19).

Come sostiene Floridi in Chiriatti (2021), la nostra vita è ormai onlife: è diventata l’inestricabile intreccio tra vita umana e digitale ma, proprio per questo abbiamo bisogno dell’algoretica, ovvero il controllo della moralità degli algoritmi. Ecco perché ha senso, parlando di IA, riferirci alla nozione di persona non completa e non umana presente nelle società non occidentali ove prevale la dimensione sociocentrica in luogo di quella individualistica. Nella società dell’incertezza ciò che va assolutamente evitato è la reificazione dell’uomo e la umanizzazione della macchina che deve restare
un oggetto a servizio della collettività.

Massimo Tosini
Sociologo della Salute

Bibliografia essenziale
  • Arnaldi V. “Il progresso corre più veloce di noi ma possiamo e dobbiamo governarlo.
    Il Messaggero, 05 maggio 2023.
  • Capello C. (2016), Antropologia della persona, Milano, Franco Angeli.
    Chiriatti M. (2021), Incoscienza artificiale. Come fanno le macchine a provvedere per noi, Roma, Luiss University Press.
  • Guaita A. “Sarà peggio dell’atomica” Il pentimento del padre dell’Intelligenza artificiale. Il Messaggero, 05 maggio 2023.
  • Mazzotta S. (2008) I neuroni specchio, l’empatia e la coscienza, Firenze, University Press.
  • Rifkin J. (2010) La Civiltà dell’Empatia, Milano, Mondadori.
  • Rifkin J. (2014) La società a costo marginale zero, Milano, Mondadori.
  • Tosini M. (2017-19) La sanità nel XXI secolo, Meno e meglio, Padova, Cleup.
Sitografia
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